C’era un sole caldo, quasi estivo, ieri pomeriggio al Pirates Field di Luceto. Alle 15:30 davanti ai propri tifosi, i Pirates 1984 hanno chiuso una stagione complicata nel modo più rumoroso possibile: dominando 41-3 contro i Bengals Brescia nell’ultimo atto di un campionato che per entrambe le squadre, lascia più rimpianti che sorrisi.

Forse è proprio questo il sapore più strano della domenica ligure. Perché i Pirates vedendo la prova offerta contro Brescia, non possono che guardarsi indietro con ancora più amarezza. Un attacco finalmente esplosivo, lucido, concreto. Una difesa che era già stata per tutta la stagione una certezza assoluta. Troppo tardi forse, ma abbastanza per ricordare a tutti quanto potenziale ci fosse dentro questo roster.

L’inizio del match era stato anche equilibrato. Nel primo quarto il tabellone raccontava ancora una partita aperta, combattuta, con i Bengals pronti a vendere cara la pelle. Poi qualcosa cambia. I Pirates prendono ritmo, trovano fiducia, iniziano a macinare yards e colpi pesanti. Nel secondo tempo di fatto, Brescia sparisce dal campo, travolta dall’intensità dei padroni di casa.

A salire in cattedra è soprattutto Martino Piazzi, wide receiver arrivato da Varese, che trasforma il finale di stagione in un personale manifesto offensivo. Tre touchdown pass consecutivi, tre giocate che incendiano Luceto e che lo candidano senza discussioni al titolo di MVP della giornata. Velocità, mani sicure e sangue freddo nei momenti decisivi: il numero dei 87  Pirates ha semplicemente dominato.

Finalmente dopo settimane difficili, è stato impeccabile anche Jordy Baidal. Il quarterback dei Pirates ha gestito il match con precisione chirurgica, scegliendo bene i tempi, distribuendo il pallone con autorità e dando continuità a un attacco che troppe volte durante la stagione si era inceppato nei momenti cruciali. Del giovane ricevitore Delfino il touchdown che inchioda il risultato finale sul 41-3.

Poi c’è stata ancora lui, il “Black Wall”. La difesa allenata dal defensive coordinator Michele De Curso ha chiuso la stagione confermandosi il vero cuore pulsante della squadra. Aggressiva, disciplinata, feroce sul contatto. L’attacco dei Bengals, che durante l’anno aveva spesso mostrato qualità importanti, si è spento contro il muro nero dei Pirates.

Su tutti ancora una volta, Matteo Bruno. Uomo ovunque, simbolo perfetto di questa squadra. Dominante in difesa e autore anche di un touchdown su corsa in attacco, confermando il suo preziosissimo doppio ruolo. Sarebbe ingiusto fermarsi a un solo nome. Da Galvagno a Canto, passando per il capitano Reglioni, tutta la difesa ha giocato con orgoglio, intensità e spirito di sacrificio fino all’ultimo snap della stagione.

Per i Bengals Brescia resta una sconfitta pesante, ma anche la consapevolezza di avere basi solide da cui ripartire. Il quarterback Tinti è stato l’emblema della dedizione totale: nonostante una gara che non aveva più nulla da dire per la classifica, ha giocato da quarterback, cornerback e perfino da ritornatore. Un leader vero, uno di quei giocatori che qualsiasi squadra italiana vorrebbe avere a roster.

Accanto a lui, Orizio ha confermato mani d’oro e talento purissimo nel ruolo di ricevitore, mentre Barbolla ha lottato fino alla fine senza mai mollare di un centimetro. Per molti, nelle prime battute del match, sembrava potesse arrivare il touchdown capace di coronare la sua eccellente stagione.

Anche la difesa dei Bengals nonostante il passivo finale, ha mostrato uomini su cui costruire il futuro. Dainesi, Rota e Portieri rappresentano un’ossatura importante, tre colonne da cui Brescia dovrà ripartire per rilanciare il proprio progetto.

Per i Pirates invece, resta inevitabilmente il rimpianto. Perché vedere un attacco così dominante proprio all’ultima giornata fa male. Fa tornare alla mente le trasferte di Trento e Torino, perse per una manciata di punti, partite in cui probabilmente sarebbe servita una gestione diversa, più corse, più controllo del cronometro, più equilibrio. Gare che alla fine, hanno spento di fatto il sogno playoff.

 

Ora però il tempo dei rimpianti deve lasciare spazio alla programmazione. Il futuro dei Pirates passa dalla riconferma del coaching staff, dalla continuità di un gruppo che ha mostrato carattere e da un recruiting mirato per allestire un roster ancora più competitivo.l, andando a compensare le “need” più dolorose.

Perché il 41 punti messi a tabellone contro Brescia non cancellano una stagione difficile. Ma lasciano una certezza: ad Albisola esiste ancora una squadra capace di far paura a chiunque.

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