
Nel cuore industriale e carico di storia del Velodromo Vigorelli, è andata in scena una sfida che non ammetteva appelli. Week 9 di EFL2, crocevia pesantissimo per la corsa alla postseason: da una parte i giovanissimi e spavaldi Seamen Milano, dall’altra i Pirates 1984, chiamati a dare risposte concrete dopo l’ultima uscita.
Alla fine a spuntarla sono stati i “ragazzini terribili” milanesi, ben organizzati e cinici nei momenti chiave, 21-7 il finale. Una partita che ancora una volta racconta di un copione già visto per i liguri.
L’attacco dei Pirates resta il nodo irrisolto. Sterile, prevedibile, troppo legato a un gioco aereo che non trova continuità né precisione. I due intercetti pesano, soprattutto il secondo rocambolesco, nato da una deviazione della linea difensiva milanese. Ma al di là degli episodi è la mancanza di ritmo e di equilibrio a preoccupare: l’assenza di un gioco di corsa credibile accorcia i drive, costringe la difesa a turni massacranti e finisce per presentare il conto nel quarto periodo.
La difesa ancora una volta, risponde presente. Il “black wall” dei Pirates regge, combatte, tiene in equilibrio la gara per lunghi tratti, soprattutto nel primo tempo. Ma quando gli snap iniziano ad accumularsi, come già accaduto nella trasferta di Torino, con ben 73 giochi difensivi, anche il muro più solido finisce per incrinarsi.
Milano colpisce con qualità e lucidità. Il quarterback Ines accende la partita con due autentiche perle: passaggi laterali chirurgici che pescano prima Cachilli e poi Cavalli, sorprendendo la secondaria ligure e indirizzando definitivamente l’incontro.
Nonostante le difficoltà offensive, c’è una luce tra le ombre per i Pirates. L’MVP di giornata è Matteo Fusetti, numero 18, scuola Seamen, il suo ritorno da oltre 70 yard sfiora l’impresa e per un attimo riaccende le speranze liguri, (il fumble che ne scaturirà di lì a poco le spegnerà) riportando energia su una sideline che non ha mai smesso di crederci.
Ma non basta. Il risultato finale premia Milano e lascia i Pirates con più di una riflessione da fare, soprattutto su un roster che numericamente, inizia a pagare dazio.
A fine gara il general manager Eugenio Melini analizza con lucidità la situazione:
“Paghiamo una panchina molto corta e una offense sterile. Siamo ancora in corsa nonostante questa sconfitta. È un girone molto equilibrato, come le nostre gare, perse sempre per uno al massimo due possessi. I giochi sono ancora aperti: per questo la partita di Trento sarà fondamentale, non solo per noi ma soprattutto per i padroni di casa.”
Tutto si sposta lì quindi, verso la lunga trasferta di Trento contro i Thunders. Una partita che non è solo un’altra tappa, ma un vero spartiacque. Perché la stagione dei Pirates, oggi più che mai, resta appesa a un filo sottile e ancora tutto da tirar




