Sport di base. Un percorso di diritto

Se c’è una cosa che è emersa nel nostro settore con chiarezza e maggiore forza da questa crisi sanitaria e, non possiamo negarlo, economica, è che lo sport svolge un ruolo sociale imprescindibile e insostituibile.

Lo sport di base è a tutti gli effetti un diritto civile, una espressione piena della necessità dell’individuo di sviluppare attitudini fisiche, psicologiche e relazionali che rendono la sua vita migliore.

Non dobbiamo avere paura di pronunciare la parola felicità quando parliamo di sport sociale, perché è proprio questa parola che ci aiuta rendere vivide le esperienze che accompagnano il nostro lavoro nei territori. Parlare di benessere psicofisico vuole dire esattamente questo: offrire la possibilità a chiunque, indipendentemente dalla propria situazione socio-economica, culturale o fisica di costruire attraverso lo sport una esperienza positiva, di relazioni sane, di fiducia in sé stessi e di cultura della salute.

Di fronte a quello che abbiamo vissuto negli ultimi mesi, in cui ci è stato chiarissimo quanto le differenze sociali e le condizioni di salute possano impattare sulle occasioni di relazione, basti pensare alla didattica a distanza in cui la condizione familiare ha inciso pesantemente, io mi chiedo se non ora quando?

Quando riusciremo a riconoscere lo sport di base come strumento di welfare su cui progettare ed investire a lungo temine? Quando potremo avere certezza di diritto con quadri istituzionali chiari e non contradditori?

Il momento è ora. “Dichiarare” istituzionalmente il valore culturale, educativo e sociale della attività sportiva significa cambiarne i tratti, le progettualità e le priorità.

Lo sport può infatti produrre un fenomeno di intersezionalità delle istanze di diritto di chi vive in una condizione di svantaggio reale, poiché sappiamo tutti che i diritti sulla carta spesso non coincidono con la possibilità di esercitarli.  E allora solo la definizione degli obiettivi e dei percorsi per intervenire sulle disparità, può tracciare la strada per una società matura e inclusiva.

La valorizzazione dello sport di base è un percorso a cui non si può rinunciare per costruire una società civile consapevole, vitale e partecipata. Il ruolo degli Enti di Promozione Sportiva in questo senso può fare la differenza, attraverso tavoli di lavoro e confronti costanti che mettano insieme la nostra conoscenza delle dinamiche reali, delle realtà che hanno dato vita allo sport sociale, delle possibilità del volontariato, in una parola delle competenze acquisite in anni di lavoro, con le questioni urgenti di una società che si evolve a ritmi velocissimi.

L’accelerazione digitale che questi mesi ci hanno imposto, ci ha fatto comprendere che ci sono possibilità ancora inesplorate nel nostro settore che possono integrare virtuale e reale, compiendo un salto di qualità nella possibilità di raggiungere tutti e di fare rete. Un cambiamento che siamo pronti ad accogliere con entusiasmo se questo ci permetterà di lavorare con trasversalità, velocità e condivisione delle idee.

Tutto questo senza mai dimenticare che lo sport nei luoghi e negli spazi di comunità è insostituibile e prezioso per creare valori condivisi e relazioni significative. Noi crediamo che oggi il nostro ruolo sia sempre più focalizzato sul “mettere insieme”, sostenere e ricucire le ferite di una società che troppo spesso si è trovata sola nell’affrontare i temi più universali della vita come le difficoltà familiari, la povertà economica e culturale, la disabilità, l’isolamento, il disagio sociale. Il mondo del volontariato, della promozione sportiva e del terzo settore in genere ha sempre dato risposte a queste difficoltà, ma l’ha fatto con le proprie forze e a volte con poche risorse se non quelle umane.

La promozione sportiva ha infatti da sempre accolto la domanda sportiva di tutta quella fascia della popolazione che non rientra nelle selezioni dell’attività agonistica, ma che ha il diritto di vivere l’attività fisica come parte integrante del proprio stile di vita e, nel caso dei giovanissimi, del proprio percorso formativo ed educativo.

In questo senso è importante anche comprendere chiaramente cosa si intenda per dilettante, fare ordine all’interno di quello che definiamo “dilettantismo” e definirne ambiti e caratteristiche.

Ora è il momento di essere un sistema riconosciuto che possa operare con obiettivi comuni e condivisi capace di lavorare come corpo unico ma di agire con specificità, è il momento di mettere insieme tutte le esperienze che l’associazionismo sportivo ha acquisito nei territori, nelle scuole, accanto alle persone, nelle famiglie e di farne un progetto di cambiamento, ripartenza e coesione per il nostro Paese.



Lascia un commento