Gioca allo Sport, Cambia il Mondo: la testimonianza della Associazione Nordic Walking Altomilanese

Quello che desideriamo raccontarvi è la nostra testimonianza diretta di come con lo sport riusciamo ad integrare e migliorare la qualità della vita sociale e delle relazioni con ragazzi affetti da disabilità cognitive. Siamo una realtà associativa incastonata in quella parte della provincia di Milano dove
grazie alla presenza di grandi spazi verdi possiamo praticare quotidianamente Nordic Walking un contesto naturale boschivo, una disciplina sportiva relativamente giovane rispetto a quelle più
praticate e conosciute ai più ma antica tanto quanto l’uomo, ovvero pratichiamo sport semplicemente camminando. Come ormai consueto la letteratura e l’informazione ogni giorno ci invia messaggi salutistici, invitandoci ad essere attivi nel movimento praticando una semplice camminata di almeno trenta minuti al giorno. Il Nordic Walking si propone di rispondere a questo invito coadiuvando la classica
camminata con l’utilizzo di due bastoncini in grado di far muovere il novanta per cento dei muscoli ed in grado di fare piccoli “miracoli” di benessere psicofisico, sia nei praticanti normodotati che in
persone affette da alcune inabilità. Se da una parte la nostra esperienza con praticanti normodotati piuttosto che con atleti agonisti è
ormai consolidata da diversi anni, il percorso di ricerca sulle disabilità è cominciato invece solo da pochi anni, quando abbiamo risposto all’invito di collaborare ad un progetto promosso sul nostro territorio legnanese di inclusione e dove abbiamo messo a disposizione la nostra formazione al
servizio di chi ci ha chiesto un “aiuto sportivo” per alcuni ragazzi affetti da autismo. È stata un’esperienza di forte impatto emozionale ma anche di grande rivelazione, sorprendendoci di cosa sia stato capace di fare questo sport con ragazzi con i quali l’approccio è sempre molto delicato
sotto tanti punti di vista. Il passaparola del nostro impegno di inclusione delle disabilità è stato il nostro miglior biglietto da visita nell’incontro con gli educatori della Cooperativa Sociale La Zattera, una realtà che si occupa
di solidarietà sociale da oltre trent’anni. Insieme agli educatori abbiamo deciso di intraprendere un percorso sportivo continuo con un appuntamento settimanale dove con i “nostri ragazzi” giochiamo
nel vero senso della parola a fare sport. Nei mesi che sono passati siamo riusciti attraverso le fasi del gioco a creare l’interesse in ognuno di loro, al movimento utilizzando un paio di bastoncini per camminare. Fare attività sportiva all’aria aperta in un contesto naturale a beneficio di una
rieducazione del passo e dell’equilibrio ha superato quella convinzione stereotipata che i disabili si muovono poco perché pigri anche dalle loro stesse famiglie. La grande forza del nostro progetto di integrazione non è insegnare loro una tecnica sportiva come uno addestramento scolastico ma
utilizzare il movimento quale linguaggio per raggiungere l’autonomia fuori dallo spazio culturale, utilizzando l’attività motoria come uno strumento educativo e rieducativo senza però mai perdere l’aspetto ludico dell’azione.
Oggi tra i tesserati abbiamo “i nostri ventuno ragazzi” dai 23 ai 61 anni di cui 7 ragazze e 14 ragazzi alcuni affetti da ritardi cognitivi importanti, altri affetti da trisomia 21, e con loro abbiamo arricchito la nostra grande famiglia di atleti talentuosi con i quali condividere la nostra esperienza sportiva e proseguire insieme in un racconto ancora molto lungo da scrivere e da sperimentare. I progressi dopo questi mesi trascorsi insieme sono tangibili ed il nostro appuntamento settimanale è diventato
ormai imprescindibile sia per loro che per noi tecnici. Nella nostra esperienza, quello che possiamo riassumere per chi ci sta leggendo è che la disabilità va affrontata con semplicità ed uscendo dagli schemi standard. Essere dei tecnici preparti nella propria disciplina sportiva è imprescindibile ma la spontaneità di relazionarsi con la disabilità
trattandola come normalità è la condizione fondamentale per riuscire a vedere oltre, a vedere che l’attività motoria può essere una medicina miracolosa. Far parte del progetto Gioca allo Sport, Cambia il Mondo è stata l’opportunità di poter essere una testimonianza attiva dalla quale poter attingere informazioni basate sul nostro approccio e sul nostro
metodo.

 



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