Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche. Al Coni un focus sull’ordinamento e sulla fiscalità

Incontro  fondamentale, quello di oggi al Salone d’Onore del Coni, per mettere a confronto le professionalità del settore,  e chiarire molti dubbi sull’inquadramento giuridico e fiscale dell’associazionismo sportivo.

Una giornata organizzata e voluta dalla Commissione Società e Associazioni Sportive e dalla Commissione Terzo settore e non profit, con un tavolo di lavoro estremamente composito e rappresentativo.

Molte le questioni messe al centro della tavola rotonda, dalla ratio che ha portato al complesso lavoro del Registro Coni, per come lo conosciamo oggi, passando per la  definizione di attività sportiva dilettantistica, alla formazione delle nuove dirigenze, fino alle possibili collocazioni dello sport nel mondo del Terzo Settore.

Un’apertura, non solo di benvenuto, del Presidente Giovanni Malagò ha dato il via alla Conferenza. Il Presidente del Coni ha infatti ribadito l’urgenza degli ultimi anni di normare una realtà importante e estremamente capillare sul territorio, che però: “ ha vissuto forse una fase di limbo che gli ha permesso di “campicchiare”. Oggi le regole non fanno più sconti,  e chi non è in grado di gestire le società sportive con questa mentalità deve farsi da parte”.

Parole nette che nulla tolgono però, alla convinzione che il settore dello sport dilettantistico conti più del percepito.

La parola d’ordine della mattinata è sinergia, che come ha introdotto, il dott. Fabio Romei , Vice Presidente della Commissione Società e Associazioni Sportive, consulente per  FiscoLibertas e coordinatore dei lavori del Focus, passa dal dialogo costante tra operatori del sistema sport e professionisti di settore per  delineare  una figura che Romei  ha definito come: “ Commercialista sportivo utile allo sport.”

Una definizione sostanziale che tocca uno dei nodi centrali dei cambiamenti normativi di riferimento: l’impianto e le linee di definizione giuridico fiscale sono aderenti al mondo associativo reale? In parole semplici, il tessuto che vanno a modificare è pronto, e soprattutto in grado di recepire il cambiamento?

Su questo punto il ruolo dei professionisti, e degli Enti e Federazioni stesse, può e deve essere centrale per costituire una sorta di front- office per tutte le Associazioni in difficoltà.

In questo senso anche l’intervento di Maurizio Leoni, Presidente dei Segretari Generali  delle FSN, che ha ribadito il fondamentale supporto delle professionalità nell’intermediazione con i  territori, perché:“la verità è che nelle piccole associazioni il dirigente non riesce a gestire le questioni fiscali.”

A ricordare il punto di partenza degli ultimi interventi normativi Andrea Mancino, Presidente  della Commissione Fiscale Coni,  che ha seguito la strutturazione dell’impianto del Registro in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate: “ La Commissione era nata dalla consapevolezza che ci fosse un ventre molle nell’associazionismo sportivo”. Con queste parole Mancino ha ribadito che il Registro serve alle Associazioni  per tutelarsi, e che rappresenta una sorta di “bollino blu”.

E poi un accenno alla sostanziale differenza tra soci e tesserati  in nome del buon senso e del reale principio di  democraticità, su cui è intervenuto anche Damiano Lembo, Presidente delle Acli , nel focalizzare l’attenzione sul legame, per altro condivisibile, tra facilitazioni e decisioni comuni per uno scopo sociale.

I dubbi restano sulla definizione di alcuni punti, come ha sottolineato Marco Perciballi, Componente Commissione Società e Associazioni Sportive, nel comprendere in quale inquadramento far confluire tutte quelle realtà che restano fuori del Registro Coni ma perseguono comunque una attività sportiva di base da tutelare: “L’associazionismo sportivo ha sostituito in alcuni casi l’intervento statale, facendosi anche carico di molte impiantistica sportiva inutilizzata. Questa anomalia italiana va presa in considerazione”.

Altra questione da chiarire, quella delle attività commerciali connesse o non connesse all’attività istituzionale, che come introdotto da Giuliano Sinibaldi, dottore commercialista, ha bisogno di linee più definite in merito all’incidentalità della attività commerciale eventuale.

Nella seconda parte della mattinata invece un approfondimento estremamente interessante sul Codice del Terzo Settore, che si è aperto con l’intervento di Gabriele Sepio, membro del Consiglio Nazionale del Terzo Settore e coordinatore del Tavolo tecnico-fiscale per la riforma del Terzo Settore presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Sepio ha introdotto la questione centrale per cui il Registro del Terzo Settore non accoglierà su parametri fiscali ma bensì su modelli organizzativi: “la forza della Riforma è nella centralità del modello. L’emanazione del Codice del Terzo Settore e la completa attuazione della Riforma possono rappresentare un passaggio decisivo per lo sviluppo del non profit italiano. Un passaggio culturale per mettere insieme una realtà molto frastagliata e una definizione in positivo del sociale.”

E ancora Sepio si chiede se sia necessario parlare di sport e Terzo Settore o se lo sport sia Terzo Settore per sua natura.

Ma l’argomento si fa più complesso con il pensiero di Guido Martinelli, Avvocato specializzato in diritto Tributario e diritto delle Associazioni, che apre il dibattito su alcuni punti fondamentali. Preso atto che la complessità dell’associazionismo sportivo porta ad una valutazione caso per caso dell’opportunità di entrare nel Terzo Settore, come verranno contemperate le problematiche , per esempio dei compensi sportivi e dell’inquadramento dei lavoratori?

Su questo aspetto come sul numero estremamente oscillante dei volontari, dato dal turn over dell’associazionismo sportivo, si sofferma Martinelli, che chiude però il suo intervento con una constatazione: il Terzo Settore può essere la collocazione naturale delle ASD e potrebbe permettere l’inquadramento e il recupero delle Società Sportive Lucrative.

Alla Conferenza molte rappresentanze del mondo sportivo, tra cui il nostro Presidente, Luigi Musacchia: L’ascolto e la conoscenza delle dinamiche reali del nostro settore è il passaggio fondamentale per mettere a terra tutte le Riforme che incidono sull’Associazionismo sportivo. Un mondo così complesso e così disomogeneo, deve essere parte in causa nei cambiamenti fondamentali che ne trasformeranno il contesto e i riferimenti sistemici”.

 



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