Al CNEL una giornata per parlare di diritto al gioco e allo sport dei ragazzi con disabilità

Oggi, nella Sala del Parlamento del CNEL a Roma, è stato presentato il Documento di studio e di proposta sui temi fondamentali del diritto al gioco dei bambini e dei ragazzi con disabilità, un lavoro fortemente voluto dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza.

Un tema su cui si discute da molto tempo, ma che rappresenta ancora una sfida in atto per potersi ritenere una società con un buon grado di civiltà. Eppure, nonostante fosse il punto cardine da cui è partito lo studio, in questa mattinata, non sì è parlato poi molto di disabilità ma bensì di unicità. Un salto culturale che fa la differenza.

Perché in fondo parliamo di diritti civili, di diritti dell’individuo, e la disabilità non ne cambia certo la sostanza.

La questione non è quindi integrare ma includere, costruire cioè una strategia che permetta a tutti di esprimere il proprio modo unico di stare al mondo, esercitando un diritto alla felicità.

E lo sport? Lo sport non è una terapia quindi, ma uno strumento, una possibilità creativa, un percorso di fiducia in se stessi, di empowerment.

Già dalle prime parole di apertura della Conferenza del Senatore Lucio Malan, nel riportare i saluti del Presidente del Senato Elisabetta Casellati, è emerso il tema del percorso formativo come esercizio di diritto, che vede lo sport e il gioco spontaneo, al centro del dovere istituzionale di promuovere la cittadinanza attiva.

Importante il contributo del Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza , Filomena Albano, sulla dimensione del diritto alla salute: “il diritto alla salute non è solo legato all’assenza di patologie, ma è un diritto al benessere psicofisico… a volte mi capita di vedere nei condomini cartelli con la scritta “vietato giocare” eppure quel gioco ha una valenza giuridica inalienabile”.

E allora qual è la partita che lo sport può e deve giocare a pieno titolo? Quella di far emergere le persone e non le differenze.

“Il diritto del bambino a non essere un campione- sottolinea il Presidente della Libertas Luigi Musacchia – va difeso con estrema decisione, perché nella possibilità di esercitarlo si cela la linea sottile tra affermazione delle capacità individuali, della creatività e della partecipazione e gesto meramente atletico. Il ruolo fondamentale che come Enti di Promozione Sportiva ci deve guidare senza perplessità,  è quello di attore sociale responsabile, capace di intercettare i bisogni della società civile e di presentarli alle Istituzioni”.

Il tema ha una rilevanza internazionale, è l’ONU stesso infatti che ha sollecitato, con delle Raccomandazioni chiare, la necessità di raccogliere dati per una fotografia reale della situazione dei bambini e ragazzi con disabilità, individuando nello sport e nel gioco un elemento centrale di cambiamento.

Il cambiamento deve essere culturale e deve partire, come ha sottolineato la dott.ssa Lucia Chiappetta Cajola, Prorettore Vicario dell’Università Roma tre, dalla presa di coscienza che i bambini hanno diritti propri  non mediati dagli adulti, e che quando si parla di partecipazione, gioco e relazione, non si fa riferimento ad un processo riabilitativo ma ad un diritto pieno al desiderio, alla gioia, alla felicità.

E allora lo sport può creare una possibilità importantissima, di agire non solo sulle relazioni ma anche sulle strutture, sulle formazioni specifiche dei tecnici, in una parola sull’ambiente.

Intervenire sull’ambiente significa infatti superare un ragionamento sbagliato, quello cioè di dedurre una incapacità da una impossibilità.

Le disuguaglianze che fatichiamo a superare, passano spesso semplicemente da una palestra scolastica in grado di accogliere tutti, da un parco giochi inclusivo, da un campo da gioco in cui non esista la differenza ma si mischino le potenzialità.

“Venivo esonerato dalle ore di educazione fisica, sono nato nel ’55 e non pensate che sia cambiato qualcosa.”- ha detto senza mezzi termini Carlo di Giusto, Allenatore della Nazionale Italiana Pallacanestro in carrozzina– “Non possiamo demandare ancora al volontariato, né continuare a parlare solo dello sport ad alti livelli. Qui la rivoluzione si deve fare nelle scuole”.

Concordi sulla centralità della scuola la dott.ssa Stefania Tilia, dell’Ufficio per lo sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri e la prof.ssa  Clelia Caiazza, della Direzione generale per lo studente,l’integrazione e la partecipazione del MIUR, che hanno parlato di necessità di trovare le risorse economiche per interventi concreti.

Se avessimo mai avuto dubbi che lo sport sia davvero di tutti, a chiarirci le idee sul concetto di normalità ci sono le parole di David Melchiorri, atleta reatino di calcio a 5, che ha rappresentato Special Olympics al Global Youth Leadership Summit ai Giochi Mondiali di Abu Dabi, che ha sintetizzato  il suo rapporto con lo sport e con la vita così: “In fondo ognuno ha le proprie disabilità”.



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