Terzo Settore, l’attesa è finita. O quasi

Per il Terzo Settore italiano l’attesa è finita. O almeno per il momento.

Il 2 agosto 2018 il Consiglio dei Ministri – su proposta del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Luigi Di Maio – ha approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo che introduce disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, relativo al Codice del Terzo Settore.

Il decreto prevede, tra i vari punti, la proroga da 18 a 24 mesi dei termini per adeguare gli statuti degli enti del Terzo Settore al nuovo quadro normativo (6 mesi in più per essere compliant); apre all’interlocuzione organica, rafforzando la collaborazione tra Stato e Regioni; fa chiarezza sulla contemporanea iscrizione al registro delle persone giuridiche ed al registro unico nazionale; indica il numero minimo di associati necessario per la permanenza di una associazione di promozione sociale o di una organizzazione di volontariato.

In attesa del testo del decreto legislativo, va riconosciuto al Governo di aver dimostrato particolare sensibilità in relazione alle esigenze dello sconfinato mondo del no profit. A poche ore dalla scadenza, infatti, era evidente l’incertezza delle oltre 336 mila organizzazioni del Terzo Settore – cui fanno riferimento 11 milioni di volontari – chiamate a dover interpretare norme incomplete e poco chiare. Con una lettera aperta al Governo, nei giorni scorsi il Forum Nazionale del Terzo Settore aveva chiesto di rispettare i tempi per portare a compimento la riforma, emanando almeno un primo correttivo al Codice.  Erano indispensabili le modifiche e le precisazioni relative al funzionamento delle organizzazioni, al trattamento fiscale ed alla proroga dei tempi per gli adeguamenti statutari.

Una posizione, quella del Forum, condivisa e sostenuta dalla Libertas in prima linea per l’approvazione del decreto correttivo al fine di uscire da questa impasse con una normativa chiara e con strumenti validi: una soluzione per rispondere alle legittime rivendicazioni espresse dal mondo del volontariato e delle associazioni che sono rappresentative di una forte istanza di speranza civile.

La proroga del termine per l’adeguamento degli statuti degli Enti è un primo, importante passo. Auspico che, in tempi brevi, tutte le norme – in particolare quelle in ambito fiscale – possano essere definite al fine di consentire alle organizzazioni coinvolte di intraprendere il percorso ottimale per l’articolazione democratica e funzionale della vita associativa.

Concludo, quale Presidente di un Ente di Promozione Sportiva, con l’auspicio che il Governo possa trovare l’accordo istituzionale anche in merito alla spinosa questione dell’articolo 35 del decreto legislativo relativo al Codice del Terzo settore, ampiamente contestato nel corso degli ultimi mesi, secondo cui gli EPS rischierebbero di essere tagliati fuori dal consesso delle APS (Associazioni di Promozione Sociale).

Una preoccupazione, questa, condivisa da tutti gli Enti di Promozione Sportiva, la cui impellenza trova ragione in una considerevole realtà di base costituita da 8 milioni di associati che siamo chiamati ad ascoltare, sostenere e rappresentare.



Lascia un commento