La responsabilità sociale nello sport

Il principio fondamentale su cui si dovrebbe sempre basare l’attività sportiva è l’evoluzione della persona considerata nella sua totalità a cominciare proprio dal suo modo di rapportarsi ed interagire con l’ambiente circostante, ovvero con gli altri esseri umani. In una parola occorre che lo sport concorra alla formazione educativa dell’individuo. Pertanto lo sport, a cominciare da quello olimpico, foriero di un altissimo valore esemplare, deve fondarsi su comportamenti ispirati alla lealtà, al rispetto delle regole e dell’avversario, al fair play.

Nella nostra epoca, dominata da un dilagante processo di globalizzazione, anche le organizzazioni sportive professionistiche sono diventate fulcri di grande potere sociale, politico ed economico: al centro dei quali si colloca, con un ruolo fondamentale, l’atleta. Nello stesso tempo mai come oggi la società si mostra ricettiva agli input, palesi o subliminali, provenienti da branche quali quella sportiva: perciò è ben evidente che gli interpreti del mondo dello sport sono portatori di precisi doveri, ovvero di una eccezionale “responsabilità sociale“.

Quanto più un atleta è illuminato dalla luce dei riflettori mediali, tanto più ha l’obbligo di uniformare la sua azione ad una “etica sportiva“, fondata sul rispetto delle regole, del codice d’onore e di norme ordinarie, soprattutto per quel che concerne il suo comportamento verso le altre persone.

“L’importante nello sport è come venga realizzato il risultato; è l’osservanza della regola che dà significato all’azione sportiva nel senso che ne costituisce la struttura, ma anche nel senso che costituisce la motivazione sociale e psicologica meno appariscente, ma più valida. Cioè lo sport si pone come il soddisfacimento di una esigenza di superare se stessi, o imporre a se stessi delle regole per il conseguimento di un risultato che vale soltanto perchè raggiunto attraverso l’osservanza di alcune regole”.

 

di Enrico Fora



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