Lo Sport secondo il Contratto

Lo scorso 1 giugno il Primo Ministro Giuseppe Conte e i Ministri del nuovo Governo hanno giurato davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Dopo quasi un mese di trattative, si è definita la composizione del governo Lega – Movimento 5 Stelle. Il 12 giugno, invece, dopo essersi completato il risiko ministeriale, si è chiusa la partita dei viceministri e dei sottosegretari. A undici giorni dal giuramento dell’esecutivo, dunque, il cdm ha annunciato le nomine che completano la squadra giallo-verde.

Da cittadino auspico ovviamente un governo stabile, coeso e volto a rispondere alle esigenze del Paese. Da uomo di sport non posso che essere un attento spettatore. Quel che dobbiamo aspettarci nell’ambito dell’associazionismo sportivo ad oggi è difficile dirlo. Da un governo definito “del cambiamento” è lecito attendersi qualche novità. La prima, puntualissima, è evidentemente rappresentata dall’assenza di un Ministro e di un Ministero dello sport. Nessun erede di Luca Lotti, dunque, a cui va dato atto di aver proposto misure atte a sollecitare il comparto sportivo italiano. Un ritorno al passato, quindi, con una delega affidata a Giancarlo Giorgetti, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri nel Governo Conte.

L’assenza di un Ministro non si traduce automaticamente in una sottovalutazione della materia. Almeno nelle intenzioni. Tant’è che nel contratto di governo la voce relativa allo sport occupa ben due pagine nelle quali è possibile individuare alcune indicazioni.

Ad esempio si legge:

È necessario introdurre ulteriori agevolazioni fiscali e contributive per le piccole associazioni sportive dilettantistiche. Occorre prevedere un corretto inquadramento giuridico-fiscale delle Società e Associazioni Sportive e la tutela dello sport dilettantistico e dello sport di base, anche per dare certezze operative ed evitare cospicui contenziosi per mancanza di riferimenti legislativi certi.

Saranno ovviamente gradite le novità migliorative. Per esempio ulteriori agevolazioni tributarie che si andranno ad aggiungere a quelle previste e disciplinate dalla Legge 398 del 1991. Le associazioni sportive dilettantistiche meritano – per la loro funzione sociale di alto profilo – di essere sostenute nella loro quotidiana operatività. E’ importante alleggerire il carico delle incombenze burocratiche che condizionano pesantemente le attività gestionali.

E ancora:

“Bisogna inoltre introdurre agevolazioni economiche per la stipula di un’assicurazione che copra tutte le fattispecie di responsabilità civile dei dirigenti e dei presidenti delle associazioni sportive dilettantistiche.”

Questo passaggio è importante per garantire il quadro dirigente delle associazioni sportive dilettantistiche. La copertura RCT (Responsabilità Civile verso Terzi) deve tutelare l’associazione per i danni subiti da terzi, compresi gli stessi iscritti, per le conseguenze ascrivibili alla responsabilità della singola associazione e/o dei suoi dirigenti in conseguenza di attività, proprietà e conduzione di attrezzature, proprietà e conduzione dei locali, conduzione ed organizzazione di corsi di preparazione sportiva.

“È opportuno inoltre garantire le risorse agli enti locali vincolate al taglio dei costi di esercizio ed utilizzo degli impianti sportivi pubblici e conseguente contenimento tariffario per gli utenti. Attraverso l’Istituto del Credito Sportivo (anche grazie ad un potenziamento delle sue sedi regionali) insieme ai Comitati Regionali del CONI, occorre potenziare il fondo di garanzia a favore delle Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche, al fine di renderlo realmente fruibile per consentire la ristrutturazione o realizzazione di impianti sportivi con la relativa gestione diretta. Sempre attraverso l’ICS, è necessario agevolare gli enti pubblici nella stesura di bandi e azioni di partenariato pubblico privato finalizzati alla ristrutturazione o creazione di nuovi impianti sportivi.”

Occorre fare chiarezza su questo punto. Attualmente gli impianti sportivi e gli spazi pubblici di proprietà degli Enti locali – destinati all’attività agonistica e non agonistica con le relative attrezzature – costituiscono beni del patrimonio indisponibile delle Amministrazioni locali destinati a soddisfare esigenze e bisogni dei cittadini: norma del Consiglio di Stato n. 2385/2013 «Si tratta di beni su cui insiste un vincolo funzionale, coerente con la loro vocazione naturale ad essere impiegati in favore della collettività, per attività di interesse generale e non vi è dubbio che la conduzione degli impianti sportivi sottenda a tale tipologia di attività».

Pertanto gli impianti sportivi sono descritti e valutati in appositi inventari analitici e non possono essere sottratti alla loro destinazione se non nei modi previsti dalla legge. Nel settore sportivo è impossibile effettuare distinzioni precise operando semplici suddivisioni a seconda delle tipologie di impianto in quanto troppe sono le variabili che vi incidono: grandezza, bacino d’utenza e modalità di gestione. Accade, però, che gli edifici per lo sport si classifichino in: a carattere cittadino e di circoscrizione o a rilevanza economica e privi di rilevanza economica. L’appartenenza ad una o all’altra categoria determina l’individuazione della normativa applicabile. Le stesse strutture, infatti, possono essere gestite in vari modi e forme. Si passa dalla conduzione pubblica, con propri dipendenti e risorse finanziarie, alla gestione privata ove il soggetto è il proprietario mentre quello privato è l’utilizzatore ed il gestore dell’impianto.

Per quanto riguarda, invece, la sfera delle associazioni non sportive, nel Contratto non vi è accenno, né viene fatto alcun riferimento alla Riforma del Terzo Settore, già legge da luglio 2017, ma in attesa dei decreti attuativi per diventare operativa. L’unica indicazione è rintracciabile nel discorso al Senato del Presidente del Consiglio in occasione del voto sulla fiducia.

“Intendiamo porre in essere tutti i provvedimenti, anche correttivi, che consentano la piena realizzazione di un’efficace riforma del terzo settore, che sia effettiva anche sul piano delle ricadute fiscali”.

Parole, queste, che lasciano pensare a un mantenimento della Riforma, al netto delle considerazioni decisamente critiche esternate in merito da Movimento 5 Stelle e Lega in sede di campagna elettorale.

Confido nell’entusiasmo e nelle forti motivazioni che hanno segnato i primi passi del nuovo esecutivo. Equilibrio e coesione giocheranno un ruolo cruciale, sperando che la attuale diarchia non si tramuti in antagonismo.

Per il bene dello sport. Per il bene del Paese.

 



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