Davide Astori, dramma senza un perché

Il mondo dello sport è stato colpito nel cuore. Non esistono parole in grado di alleviare un tale dolore. Non ci sono risposte adeguate a una domanda che da ieri riecheggia nelle teste di tutti noi: PERCHE’?

Quando se ne va un ragazzo, un padre di famiglia, uno sportivo, la sola reazione comune e condivisa è quella del silenzio, come una coltre di nebbia, densa di sgomento e incredulità, che si posa su una giornata che come sempre era pronta a rimbombare di gioia e passione calcistica.

E anche se in questo caso le tv non ci hanno consegnato i brutali e impetosi fotogrammi di una vita che se ne va nel bel mezzo dell’arena agonistica, come è stato per Piermario Morosini o Marco Simoncelli, la morte di Davide Astori ci racconta comunque tutta l’assurdità di un atleta nel fiore degli anni che si spegne in segreto, nel sonno, senza una valida ragione. Senza, appunto, un PERCHE’.

Ieri il calcio italiano si è giustamente fermato. Per volere di Giovanni Malagò, sì, per quello di Presidenti e calciatori, vero, ma prima ancora per un giudizio spontaneo e per un buonsenso condiviso che purtroppo solo in questi momenti affiorano nelle coscienze di tutti noi.

Ora la sola speranza è che il ricordo di Davide sia custodito nella grande e nutrita memoria sportiva. Affinché, quando la nebbia di questa domenica sarà dissolta e gli spalti torneranno a tuonare e sputare veleno, questa sensazione di fuggevolezza e fragilità possa servire ad aprirci gli occhi sugli aspetti importanti, nella vita e nello sport.

Solo così, in questo mare di silenzio, potremmo trovare un PERCHE’.



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