CONI: Indagine Istat sui numeri della pratica sportiva

Il Presidente Malagò apre la conferenza stampa sulla salute dello Sport.

Il tessuto connettivo dell’associazionismo sportivo tiene. Questa sembra la sintesi di quello che emerge dall’indagine Istat sulla pratica sportiva in Italia per il 2016. Ma la complessità dei dati pone molte questioni, e fa riflettere. Il trend di crescita è costante, ma il divario tra Nord e Sud è ancora netto e le motivazioni si intuiscono facilmente. Nel Sud la problematica logistica continua ad essere determinante, molto banalmente la domanda è: dove vado a fare Sport?

Come possiamo intervenire su questo gap? Parliamo di regioni come Campania, Sicilia e Calabria altamente popolate, in grado quindi di influire sui numeri di un intero sistema sportivo nazionale. Ma è realmente questo il problema? Sono i numeri a preoccuparci? Noi pensiamo di no.

Gli Enti di Promozione possono fare molto in questi territori perché sono presenti e diffusi, ma la realtà è che dobbiamo lavorare maggiormente per diffondere la cultura sportiva, essere impegnati nella diffusione dell’impiantistica ed essere il punto di contatto tra la società civile e lo Sport a tutti i livelli. Fa riflettere il dato della Campania in cui più del 90% di chi prativa attività in modo continuativo è un associato ad un Ente o un tesserato federale, questo significa che ci sono pochi altri modi di entrare in contatto con una offerta sportiva. La presenza e gli impianti quindi sono fondamentali, se non creiamo offerta perdiamo chi ha voglia di avvicinarsi al nostro mondo e perdiamo in qualità della vita fisica ed emotiva. Anche le aree metropolitane, che apparentemente risultano avvantaggiate, soffrono la dispersione dei luoghi in cui praticare attività, e anche in questo caso l’associazionismo può essere il punto di raccordo.

Interessanti i dati sull’impatto del benessere sociale, ogni punto percentuale guadagnato rappresenta un risparmio sulla salute pubblica, prendiamo il dato crudo, di 100.000.000 di Euro. L’investimento che fa lo Stato nel settore sportivo diventa quindi rilevante a prescindere dai risultati olimpici a cui comunque tutti teniamo.
Tre parole quindi: salute, benessere, attività sportiva sono emerse come centrali, ma noi aggiungiamo anche impegno nelle periferie del Paese.

Altro elemento che apre possibili margini di sviluppo: l’economia. Se già l’Europa ha posto la questione del ruolo economico dello Sport ,i dati sulla occupazione lo pongono come fondamentale: solo lo 0,5% degli occupati è nel nostro settore. I margini di crescita ci sono tutti, sta alla formazione sportiva e alla professionalizzazione di alcuni ruoli fare il resto.
Noi ci siamo .

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