Arbitro aggredito. E’ questo lo sport che vogliamo?

E’ ormai tristemente nota a tutti la vicenda riguardante l’aggressione a danno di Riccardo Bernardini, arbitro selvaggiamente picchiato allo stadio Francesca Gianni di San Basilio, Roma, al termine della gara di Promozione Laziale tra Virtus Olympia e Atletico Torrenova.

L’assalto, vigliacco e vergognoso, porta la firma di due sconosciuti, due “tifosi” semplicemente contrari al verdetto del campo, determinato – secondo loro – dall’operato dell’arbitro.

Due cartellini rossi contestati, un risultato ribaltato e un ragazzo di 23 anni in fin di vita. Questo il tabellino di una partita di Promozione come tante. In tutta la sua assurdità, infatti, questo increscioso episodio si aggiunge ad altri centinaia di casi simili. In Italia e nel mondo, sintomo di una forte emergenza educativa.

Multe, sanzioni e lo sciopero indetto dall’Associazione Italiana Arbitri, che ha deciso di non far scendere i direttori di gara in campo nel week end in tutte le categorie dilettantistiche del Lazio, non possono e non devono bastare. Così come l’aumento della presenza delle forze dell’ordine in occasione delle gare dei campionati dilettanti. O meglio, sono provvedimenti che possono contenere il fenomeno, ma non debellarlo.

Chiudere il recinto dopo che i buoi sono scappati tende ad essere inutile. E’ quanto mai impellente, invece, investire maggiormente nella prevenzione e nell’educazione. Le istituzioni dovrebbero entrare in tackle nel problema con un intervento di natura culturale, sociale ancor prima che sportiva. Noi enti di promozione sportiva, d’altro canto, abbiamo l’obbligo di infondere valori positivi e alti ideali nelle nuove generazioni, riportando lo sport in una dimensione di regole, disciplina, rispetto, etica e spensieratezza. E per farlo dobbiamo avere i mezzi necessari per corroborare la funzione sociale ed educativa fondamentale a livello di base.

Non si può prescindere, però, dai modelli. Su tutti il calcio, lo sport più diffuso e amato, ma anche quello che maggiormente polarizza gli episodi di violenza, dentro e fuori dal campo. E’ necessario un giro di vite e una certezza della pena per gli alimentatori di questa cloaca di idiozia e malcostume. Partire quindi dai cori razzisti, dagli striscioni ingiuriosi, dagli scontri tra tifosi, dalle vicinanze di molte frange con la criminalità organizzata e dai comportamenti di giocatori, staff e allenatori. Dobbiamo pensare che ciò che tolleriamo oggi, sarà d’esempio per i nostri figli domani.

Lo sport DEVE smettere di rappresentare un porto franco della legalità.

Auspico che Riccardo Bernardini possa tornare quanto prima ad arbitrare. Così come mi auguro che i suoi aggressori siano presto dove meritano. Ovvero lontani da tutto ciò che orbita attorno al più vago concetto di sport.

Affinché non sia l’ennesima partita persa, senza neanche essere giocata.



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